Lo scandalo Eni-Petromin esplose nel 1979, nel periodo buio tra il sequestro Moro e la strage di Bologna. Per mesi fu al centro dell'attenzione dei partiti, dei giornali e dei servizi segreti di mezzo mondo. L'Italia aveva un disperato bisogno di petrolio. L'Arabia aveva promesso un contratto da un miliardo e mezzo di dollari e un prezzo molto conveniente. Ma l'intermediazione valeva almeno 120 milioni di dollari: ai valori attuali, il doppio della tangente Enimont, la madre di tutte le tangenti. Troppi soldi perché i politici credessero che il gruzzolo andasse solo agli arabi e non anche ai loro avversari. Donato Speroni ricostruisce la storia in tutti i suoi dettagli: testimonianze inedite dei protagonisti, documenti originali, atti d'indagini e centinaia di articoli pubblicati sull'argomento. Dal suo racconto emerge uno spaccato della Prima Repubblica con i suoi rapporti perversi tra politica e imprese pubbliche, il comportamento non sempre limpido dei media, il pericoloso ruolo svolto dalla loggia P2 e altre consorterie. Per la prima volta, un'inchiesta precisa e completa su una vicenda che per trent'anni è rimasta avvolta nel mistero.
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