Certe opere prime sono speciali. A leggerle si sente forte la sofferenza, lo sforzo, l'entusiasmo e la delusione dello scrittore mentre scriveva, la diabolica blandizie del sogno di veder pubblicato il suo libro e la gelida pugnalata della certezza che non lo sarà, la consapevolezza urticante che è la vita stessa dello scrittore a essere messa in grave pericolo dal libro perché se non sarà pubblicato allora tutto lo sforzo immane per scriverlo non sarà valso a nulla e perderà ogni nobiltà anche nel ricordo fino a diventare prima un fastidio e poi negli anni un vero dolore, perché vedersi rifiutato un libro nel quale si è messo tutta la nostra vita vuol dire che non si è buoni, e la nostra vita vale poco. In "Sete", mirabile opera prima di un autore quarantenne e dunque esente da ogni sospetto di acerbità, è evidente il raffinato labor limae, la minuziosa pesatura di ogni parola ed emozione, la certezza del ruolo fondamentale della scrittura come unico strumento di comprensione del mondo, e a leggerlo ci si può cullare nell'idea romantica che l'opera prima sia sempre l'opera migliore di ogni scrittore poiché sgorga direttamente dalla vita. Dunque, leggete "Sete". Questi racconti sublimi e struggenti ed eterei rimarranno con voi a lungo, e vi conforteranno. (Edoardo Nesi)