Guerra e pace sono da sempre le condizioni esistenziali delle società umane: fin da Platone, infatti, è evidente il nesso tra ordine dell'anima e ordine della città, così come, fin da Omero, è evidente il rapporto tra il "fondo" antropologico della violenza e le pratiche di guerra, la cui tragica efficacia è progredita di pari passo con lo sviluppo delle tecniche, soprattutto moderne. Al centro del binomio guerra/pace è dunque presente la questione filosofica - oltre che politica e antropologica - del male, soprattutto nel suo rapporto con il potere. Di qui le contraddizioni interne alla triangolazione tra potere, guerra e pace. Il potere serve per frenare la violenza o per incrementarla? La pace deve essere garantita "dall'alto" (cioè dal potere) o deve svilupparsi "dal basso" (cioè in una prospettiva anarchica)? La natura umana è in sé socievole o aggressiva? Date le condizioni storiche delle società umane, organizzate gerarchicamente, una condizione generale e permanente di pace è da considerarsi possibile o utopistica? La finalità principale di questo volume consiste proprio nella riflessione critica su tali questioni attraverso l'interpretazione delle teorie sulla guerra e sulla pace, incrociandone sia alcuni momenti storici, sia alcune dinamiche del mondo contemporaneo.
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