Un viaggio attraverso le concezioni del tempo nell'ambito della narrativa italiana, dal tardo modernismo ad oggi. Si esplorano i rapporti tra letteratura, scienza, tecnologia, e trasformazioni politico-sociali, tramite 'campioni' di testi narrativi. Alla linea celebrativa del nuovo tempo della modernità, espressa dal romanzo futurista, si oppone il malessere presente in autori come Pirandello, Svevo, Pavese, e Buzzati. La gestione neocapitalistica del tempo viene investigata nei romanzi di Ottieri, Mastronardi, e Volponi. Fanno seguito la temporalità interpretata nell'ottica del fantastico in Calvino o raffigurata nelle forme del genere della narrativa del lavoro, come in Balestrini, costruita sul rifiuto del tempo aziendale e sull'utopia rivoluzionaria. Oltre al tempo onirico e surreale dei romanzi di Tabucchi, si evidenzia il tempo della tecnologia digitale e del capitalismo globalizzato, in scrittori come Nove, Murgia, e Accardo. Qui i personaggi sono assoggettati a un tempo che li lascia sospesi in un presentismo fatto di incertezze e privo di prospettive.
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