Il volume intende saldare il concetto di immaginazione morale con quello di autodeterminazione. Anche i dati empirici più recenti di carattere neurofisiologico provano infatti il ruolo della facoltà immaginativa in attività dello spirito quali il giudizio etico, la scelta umana e l'agire, sebbene spesso all'interno di cornici teoriche molto diverse fra loro. L'autrice mostra che è possibile recuperare il valore dell'etica come scienza normativa degli atti umani senza incorrere nell'assolutismo dogmatista o nel relativismo utilitarista, ma riproponendo una nozione di oggettività naturale, quale si ritrova per esempio nell'etica vichiana e, in altra forma, in quella tomista. In questo senso i dati provenienti dalla neuroetica si rivelano particolarmente utili perché forniscono una spiegazione dell'autodeterminazione (ovvero della scelta libera) che - pur nel loro determinismo - indirettamente confutano il relativismo etico e confermano l'esistenza della legge morale naturale. D'altra parte, l'etica delle virtù permette di interpretare i fenomeni neurobiologici in modo coerente con l'autonomia classica che vede nel consenso il nucleo della libertà umana, individuando così nuovi spunti teorici e pratici per la lettura delle principali questioni bioetiche, fra cui la richiesta di eutanasia e il postaborto.
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